La Nato ha da poco annunciato (vedi: http://www.nato.int/cps/…) che, analogamente a quanto già faceva il Pentagono, Internet verrà considerato come un vero e proprio teatro operativo, analogamente a cielo, mare e terra, creando forze ad hoc.

Un po’ alla volta ci stiamo rendendo conto che Internet non è solo un insieme di protocolli tecnologici, ma è un qualcosa molto simile a un territorio, a un luogo, per quanto digitale.

Purtroppo la politica, salva qualche fortunata eccezione, ne sembra poco consapevole. E così i servizi online che le istituzioni pubbliche offrono a noi cittadini sono pochi e spesso mal sviluppati. Basti pensare a quanto investe un qualsiasi Ministero italiano per un suo ufficio aperto al pubblico (che nella quasi totalità dei casi serve poche decine di migliaia di utenti l’anno) e quanto per i propri servizi online (teoricamente fruibili da milioni di utenti al mese).

Un altro esempio mi è più vicino: mi occupo da oltre due decenni di una biblioteca digitale fruibile gratuitamente via Internet. Non posso non notare che iniziative simili alla nostra scarseggiano. Perché non c’è un archivio dei beni di pubblico dominio?

Insomma, perché non riusciamo a mettere a punto una strategia che tratti Internet per quello che è: un territorio (anche italiano) virtualmente sconfinato, ricchissimo di opportunità?