Di Pietro Ichino

Dialogo (immaginario) sugli statali. Se un precario e un sindacalista un giorno potessero spiegarsi… «Pagare tutti allo stesso modo? E se invece vincesse chi lo merita?»

IL LIBRO / Lavoro garantito, organizzazioni sindacali e senza contratto nel nuovo volume del giuslavorista Pietro Ichino.

3,5
milioni circa i dipendenti pubblici in Italia

2,7
milioni circa i precari in Italia tra pubblico e privato

72%
i dipendenti della pubblica amministrazione centrale sul totale

6,4%
l’aumento 2005 degli stipendi dei dipendenti pubblici

Il libro di Pietro Ichino (I nullafacenti. Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica, Mondadori, pag. 136, 12 euro) si apre con il dialogo tra un lavoratore pubblico precario e un sindacalista del settore. Ne riproduciamo la parte iniziale e la parte finale.

PRECARIO – «Senti, mi spieghi perché io, laureato a pieni voti con una tesi sulla riforma della pubblica amministrazione, in questa stessa amministrazione sgobbo a tempo pieno da sei anni come co.co.co., per 800 euro al mese senza tredicesima, se mi ammalo non prendo una lira e rischio che non mi rinnovino il contratto a gennaio, mentre il Fogliazzi, che non sa scrivere una frase in italiano corretto, da vent’anni sta a casa un giorno su due, quando viene “al lavoro” timbra il cartellino e se ne va per i fatti suoi, ogni estate si fa tre mesi di vacanza al suo paese, tra ferie e malattie connesse, anche se è sano come un pesce, e prende i suoi bravi 1.200 euro tredici volte all’anno?».

SINDACALISTA – «Ma non leggi i giornali? Il sindacato si sta mobilitando proprio per superare questo sconcio inammissibile: è da tempo che insistiamo col Governo perché i precari del settore pubblico vengano tutti stabilizzati».

P. – «Veramente, anche questa stabilizzazione generalizzata che voi chiedete non mi sembra una buona cosa. Comunque, resterebbe lo sconcio inammissibile, come dici tu, che Fogliazzi e tanti altri come lui si prendano lo stipendio tutti i mesi senza far niente».

S. – «Per favore, non generalizzare, è ora di finirla con questo luogo comune. I fannulloni ci sono dappertutto, anche nel privato. Per far funzionare meglio l’amministrazione pubblica occorre ben altro che licenziare qualche fannullone».

P. – «A generalizzare non sono io: è il sindacato a farlo, quando tratta tutti gli impiegati pubblici di ruolo allo stesso modo, che lavorino o non lavorino. Cominciamo a distinguere chi non lavora perché proprio non ne vuole sapere, da chi non lavora solo perché non lo si mette in condizione di lavorare, e soprattutto da chi tira la carretta lavorando per due».

S. – «Il problema è un altro: per rivitalizzare l’amministrazione pubblica occorrono gli investimenti, mentre qui si parla soltanto di tagli e le strutture diventano sempre più obsolete. Bisogna investire sul capitale umano, mentre qui da sempre si gioca al ribasso: salario all’osso per rendimento all’osso. Sai quanto guadagna un terzo livello? 1.000 euro al mese! E un professore di liceo? 1.200 al mese! Come puoi pretendere che uno si impegni a fondo, quando lo paghi in questo modo?».

P. – «Certo, finché insistete a pagare tutti allo stesso modo, che lavorino bene, lavorino poco o non lavorino affatto, sarà difficile che gli stipendi crescano. […]».

S. – «Ti stai divertendo a fare della fanta-politica. Ma te li immagini Prodi, Nicolais e Damiano che si presentano al Paese dicendo: “Mettiamo in piedi un meccanismo che ci consentirà di licenziare entro il 2007 tot migliaia di dipendenti pubblici improduttivi”? Sarebbe un suicidio».

P. – «Prova a metterla in un altro modo. Prodi, Nicolais e Damiano si presentano al Paese dicendo: “Mettiamo in piedi u meccanismo che ci consentirà, con il nuovo contratto nazionale: a) di aumentare sensibilmente lo stipendio del 25% dei dipendenti pubblici, quelli più efficienti e meritevoli, destinando loro metà dell’intera somma stanziata; l’altra metà sarà distribuita a un ulteriore 50% degli interessati; non beneficerà di aumenti il 25% del personale individuato dagli organi indipendenti di valutazione secondo il criterio del minimo rendimento b) di disporre dove opportuno il trasferimento di questo personale con produttività più bassa della media in comparti dove si registri carenza di personale; c) di individuare tra i dipendenti statali qualche migliaio di nullafacenti dolosi o colposi, non scusabili…».

S. – «E chi ti dice che sono qualche migliaio?».

P. – «È una stima molto credibile, direi anzi prudenziale; e mi riferisco solo ai casi evidenti, conclamati. Individuati i nullafacenti, si tratterà: c1) di procedere al loro licenziamento, attivando i necessari servizi e assistenze in loro favore; c2) dare una posizione di lavoro decente, mediante concorso, ad altrettanti giovani precari che hanno dato buona prova di sé negli stessi comparti dell’amministrazione”. Messa così, credo che la proposta sarebbeapprovata dalla grande maggioranza degli elettori».

S. – «Ma quali elettori! Questo sarebbe parlare alla pancia della parte peggiore dell’elettorato; alla Vandea! Questo significherebbe aizzare gli istinti forcaioli della gente; è la peggiore forma di qualunquismo che si possa immaginare».

P. – «Guarda che questa proposta non fa altro che prendere sul serio tutte le cose per le quali il sindacato da tempo si è detto disponibile».

S. – «Ma tu sei matto. Quando mai i sindacati potrebbero approvare una cosa di questo genere? Ti rendi conto? Lasciare un 25% dei dipendenti pubblici senza aumento contrattuale…».

P. – «Sarebbe il 25% del personale individuato dagli organi indipendenti di valutazione come quello con rendimento minimo. Tu sai bene quanto ampie siano le zone dell’amministrazione pubblica che hanno un rendimento davvero infimo. Non hai appena detto che il sindacato è favorevole ai meccanismi incentivazione retributiva?».

S. – «… ed esporre un quarto del personale pubblico al rischio di trasferimento!».

P. – «Ma tu stesso dici che il sindacato è disponibile ad accettare la mobilità per spostare il personale dove ce n’è bisogno».

S. – «Sì, ma solo se la mobilità è contrattata caso per caso con le rappresentanze sindacali».

P. – «Quindi solo se i singoli lavoratori sono d’accordo. Guardiamoci negli occhi: sai benissimo che altrimenti i rappresentanti sindacali non danno quasi mai il loro consenso. […]».

S. – «Non fare il provocatore. Parli così perché non hai nulla da perdere; ma il giorno in cui sarai stato assunto in ruolo non farai più questi discorsi».

P. – «Guarda che non sono solo i precari come me a soffrire di questa ingiustizia: tutti i dipendenti pubblici seri sono vittime di un sistema incapace di distinguere tra chi lavora bene e chi no. Tutti i dipendenti pubblici seri hanno interesse a rompere i circoli viziosi che condannano l’amministrazione all’inefficienza. Se finora non si sono mossi è solo perché è prevalsa l’idea che romperli non sia possibile; ma il giorno in cui incominceranno a convincersi del contrario, se il sindacato non cambia linea rischia che gli si rivoltino contro».

Pietro Ichino
Corriere della Sera, pagina 25
2 novembre 2006